Etichettatura e informazioni sugli alimenti (Reg. UE n. 1169/2011). Le informazioni obbligatorie.

Breve storia della normativa. Le regole sull’etichettatura e informazioni sugli alimenti sono oramai piuttosto antiche: la prima direttiva in materia è del 1979, più volte aggiornata e poi, da ultimo, sostituita dalla Dir. n. 2000/13/CE. Nel nostro Paese la prima normativa in materia di “etichetta” è il d.lgs 27 gennaio 1992 n. 109. Regole, queste, novellate dal vastissimo e fondamentale Reg. (UE) n. 1169 del 2011 (il c.d. Regolamento FIAC) sulla presentazione, l’etichettatura, la pubblicità e, più in generale, le informazioni sugli alimenti. Con ciò si è inteso creare una (parzialmente) nuova definizione di «etichettatura», oggi concernente qualunque menzione, indicazione, marchio di fabbrica o commerciale, immagine o simbolo che si riferisce ad un alimento e che figura su qualunque imballaggio, documento, avviso, etichetta, nastro o fascetta che accompagna o si riferisce a tale alimento.

A chi si applica il Reg. (UE) 1169 del 2011? Sotto un primo profilo (c.d. soggettivo), il Regolamento si applica agli operatori del settore alimentare in tutte lefasi di lavorazione dell’alimento, sempre che la loro attività concerna la fornitura di info. sugli alimenti ai consumatori, inclusi i servizi di ristorazione forniti da imprese di trasporto quando il luogo di partenza è uno dei Paesi UE.Da un diverso punto di vista (c.d. oggettivo), esso trova applicazione per tutti gli alimenti destinati al consumo, compresi quelli forniti dalle collettività (es. veicolo, banco di vendita fisso o mobile, ristoranti, mense, ospedali, ecc.) e quelli destinati alla fornitura della collettività.

N.B. Secondo alcuni, data l’assenza di una disposizione contraria, le disposizioni di cui al Regolamento in analisi sono applicabili anche agli alimenti prodotti in UE ma destinati all’esportazione exta-UE. Secondo altri, a ragione, atteso che le disposizioni del regolamento fanno riferimento al mercato interno UE, non sarebbero applicabili ai prodotti esportati al di fuori dell’Unione [cfr. Aa.Vv., Compendio di diritto alimentare, VIII ed., Milano, 2017, 178 ss.].

Da sottolineare, poi, la limitazione dell’ambito di applicazione del Regolamento in analisi ai prodotti preimballati, con riferimento all’applicazione delle informazioni obbligatorie (artt. 9 e 10 Reg. 1169 del 2011), ovvero quelle imposte dall’U.E. per informare i consumatori finali.

Quali sono i principi generali dell’informazione obbligatoria che ispirano il Reg. (UE) 1169 del 2011? I principi generali dell’informazione obbligatoria sono enunciati dall’art. 4 e ss. del Regolamento. In primo luogo, e a mero titolo di esempio, tutte le informazioni sugli alimenti devono essere precise, chiare, facilmente comprensibili per il consumatore e tali da non indurlo in errore.

Quali sono le indicazioni obbligatorie? Le informazioni obbligatorie sono: i) la denominazione di vendita; ii) l’elenco degli ingredienti; iii) l’indicazione di ingredienti o coadiuvanti tecnologici; vi) la quantità di alcuni ingredienti c.d. “caratteristici” o categorie di ingredienti; vii) la quantità netta dell’alimento; viii) il termina minimo di conservazione; ix) le condizioni di conservazione e/o utilizzo; x) le istruzioni per l’uso; xi) il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore alimentare che, ai sensi dell’art. 8 del Reg. 1169 del 2011 è responsabile delle informazioni sugli alimenti; xii) il titolo alcolometrico volumico effettivo per le bevande aventi contenuto alcolico < 1.2% in volume; xiii) una dichiarazione nutrizionale; xiv)il Paese di origine o il luogo di provenienza, ma solo se l’omissione di tale indicazione può trarre in errore il consumatore circa la provenienza del prodotto.

Quali caratteristiche devono presentare? Le indicazioni obbligatorie devono essere «... ben visibili al consumatore, leggibili ed eventualmente indelebili». inutile dire, poi, che esistono delle dimensioni minime (art. 13 § 2, e allegato IV). Se necessario, devono essere tradotte in più lingue. Gli stati membri possono imporre all’azienda la propria lingua in etichetta per la commercializzazione del prodotto nel loro Paese.

Nel prossimo articolo esamineremo le regole per la «denominazione dell’alimento».

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