ODV e responsabilità penale. Un caso recente di sicurezza sul lavoro.

La discussione in ordine all’esistenza di una posizione di garanzia in capo ai componenti dell’ODV è da sempre oggetto di accesi dibattiti.

Prendiamo un esempio recente (2016) e abbastanza conosciuto.

Il fatto: due tubi si sfilano dal carico di una gru all’interno di un porto e cadendo provocano una grave invalidità a un giovane lavoratore.

Il capo d’imputazione: art. 437 c.p. (“Rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro”):

Imputati i membri del CdA della società per aver omesso di collocare apparecchi idonei al sollevamento di materiali a mezzo gru o di averne messo in numero insufficiente e, segnatamente appositi accessori quali baie o ceste idonee al carico dei mareriali e quelli dell’OdV della società per avere omesso di segnalare il fatto al CdA e ai direttori generali e di non aver preteso che si ponesse rimedio per diverse carenze circa la questione della prevenzione dagli infortuni che venivano segnalati nei report in tema di sicurezza all’interno del cantiere, i quali sottolineavano la mancanza di impinti, apparecchi e segnali e che l’OdV avrebbe recepito passivamente.

Con sentenza del 18 dicembre 2014, dichiara sentenza di “non luogo a procedere”, in relazione all’imputazione ex art. 437 c.p., nei confronti di tutti gli imputati perché … il fatto non sussiste.

Il GUP, tra le altre cose, rileva che il reato omissivo poteva essere posto in essere soltanto da soggetti sui quali gravava uno specifico obbligo di predisporre le cautele omesse, obbligo assente sia nei confronti dei membri dell’Organismo di Vigilanza, che dei membri del Consiglio di Amministrazione. Infatti, si trattava di scelte di politica aziendale ed incombenze validamente delegate ai responsabili delle singole unità produttive: queste deleghe avrebbero escluso il cumulo di responsabilità in capo ai rappresentanti della componente datoriale.

Non d’accordo con questa impostazione, il Procuratore Generale della Repubblica chiedeva la riforma della sentenza specificando che il CDA era stato informato delle manchevolezze di cautele nel cantiere e che l’ODV era ben consapevole dei problemi economici alla base di tali carenze, ma che non aveva mai sollecitato l’assunzione di iniziative concrete per la sicurezza forse proprio perché i suoi componenti oltre a non essere indipendenti, non risultavano competenti.

La Corte di Cassazione: “Desta perplessità la configurazione di una responsabilità in capo ai componenti dell’Organismo di Vigilanza basata sul non aver loro portato a conoscenza del Consiglio di Amministrazione le asserite manchevolezze che avrebbero afflitto i cantieri navali: le perplessità sono causate da una inevitabile contraddizione nella quale la ricostruzione della vicenda sembra avvilupparsi, poiché,  se – seguendo appunto l’ipotesi di accusa – i citati membri dell’Organismo di Vigilanza nulla avevano riferito ai membri del Consiglio di Amministrazione, è ben difficile ipotizzare una responsabilità in capo a questi ultimi per non avere adottato le cautele che le situazioni di pericolo avrebbero richiesto. Parimenti, occorre prendere atto che il ricorso non precisa quali fossero la carenze e le manchevolezze che sarebbero state dolosamente ignorate dai membri dell’Organismo di Vigilanza: né, in particolare, il ricorso afferma che siffatte imprecisate manchevolezze avrebbero riguardato le ceste utili per la sollevazione dei tubi.

L’invocata responsabilità cui fa riferimento il ricorso non poteva dunque essere del Consiglio di Amministrazione, i cui compiti non si dilatano sino a decidere se, nell’ambito di una singola operazione di carico di tubi, andasse utilizzata una cesta; e parimenti nemmeno poteva gravare siffatto obbligo sui componenti dell’Organismo di Vigilanza.