L’onere della prova sull’esistenza di una delega in una recente sentenza della Cassazione

La Cassazione (Sez. III, 10 gennaio 2018, dep. 28/03/2018, n. 14352) si è recentemente pronunciata su di un’interessante questione in tema di prova dell’esistenza di una delega di funzioni capace di escludere la responsabilità penale del datore di lavoro.

Il caso trae origine dalla morte di un lavoratore che, collocatosi in fondo ad uno scavo poiché non adeguatamente istruito ed inoltre sfornito di idonei dispositivi di sicurezza, veniva travolto dal franamento di una parete riportando lesioni tali da cagionarne il decesso per schiacciamento.

Datore di lavoro e preposto (entrambi definiti direttori del cantiere nella sentenza di primo grado) venivano dunque imputati e condannati per omicidio colposo in violazione delle norme antinfortunistiche (art. 589 comma 2 c.p.); la sentenza era tuttavia annullata con rinvio dalla Cassazione in quanto priva di una corretta definizione dei ruoli degli imputati, ed in particolare per l’assenza di verifica dell’esistenza di una delega valida dal datore di lavoro al preposto.

La Corte d’Appello di Reggio Calabria, chiamata a decidere sul punto, confermava sostanzialmente gli esiti del primo grado, ritenendo provata l’assenza della delega sulla base del fatto che il consulente del P.M. aveva dichiarato di aver chiesto al datore di lavoro se esistesse un sistema di deleghe, non ricevendo alcuna risposta, e che comunque l’esistenza di tale delega non risultava da nessuna parte.

Il datore di lavoro ricorreva dunque in Cassazione lamentando che l’art. 16 del TUSL non richiede tassativamente la forma scritta, che ben può essere bypassata se sono integrati tutti gli altri requisiti contenutistici (specificità, precisione, certezza, idoneità ecc.), e che quindi la Corte non poteva escludere la sussistenza della delega sulla base dell’assenza di un atto scritto.

Nel dirimere la questione, i giudici di legittimità rilevano dapprima l’esattezza dell’argomentazione circa la necessità di verificare la delega in concreto, e dunque anche a prescindere dalla forma scritta; in seguito, tuttavia, ribadiscono il principio per cui l’esistenza della delega, in quanto atto destinato ad escludere la “normale” responsabilità penale in capo ad un soggetto cui tale responsabilità è conferita ex lege, deve essere positivamente provata dall’imputato, secondo la regola per cui l’accusa prova la responsabilità penale, e la difesa prova le cause che escludono tale responsabilità.

Ciò che il ricorrente lamentava, in altre parole, era che il giudice d’appello avesse escluso la sussistenza della delega in quanto non avente forma scritta; ciò che invece la Cassazione sostiene è che l’esistenza della delega non deve essere presunta fino a prova contraria, ma, all’opposto, si ritiene inesistente a meno che il datore di lavoro non ne provi l’esistenza.

Non avendo il datore di lavoro fornito alcuna prova circa l’esistenza della delega, la Suprema Corte concludeva rigettando il ricorso.

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